Cos’è il float? E come ha reso Warren Buffett ricco?

Partendo dal 1967 con l’acquisto di due compagnie assicurative, National Indemity Capital e la National Fire and Marine Insurance Company, il vecchio Warren ha continuato a comprare compagnie di assicurazioni fino a diventare uno dei più grandi assicuratori mondiali, con in portafoglio società come GEICO e General Re.

Tanti di noi conoscono Warren Buffett, presente ormai da anni nella lista Forbes degli uomini più ricchi al mondo; deve la sua fortuna al mercato azionario e alla sua capacità nel selezionare le migliori società e comprarne le azioni a sconto.

Pochi sanno però una cosa: gran parte delle società acquistate da Buffett sono assicurazioni. Partendo dal 1967 con l’acquisto di due compagnie assicurative, National Indemity Capital e la National Fire and Marine Insurance Company, il vecchio Warren ha continuato a comprare compagnie di assicurazioni fino a diventare uno dei più grandi assicuratori mondiali, con in portafoglio società come GEICO e General Re.

Come mai questa passione per le assicurazioni?

Molto semplice, Warren Buffett era attratto da un elemento di questo settore: il float.

E che cos’è questo float?

Quando le assicurazioni incassano un premio per aver stipulato un contratto, versano il denaro in un fondo, e quando le assicurazioni devono pagare indennizzi ai propri clienti prelevano da questo fondo. La differenza tra gli indennizzi pagati e i premi incassati corrisponde al float.

Tutti i premi pagati alle assicurazioni non vengono completamente rimborsati. Se stipulate un’assicurazione auto e pagate un premio e, dopo un anno non avrete fatto nessun incidente, il premio rimarrà alla compagnia di assicurazione.

Se nel tempo i dirigenti delle assicurazioni lavorano diligentemente ponderando bene i rischi, il float aumenta negli anni, viceversa, una cattiva gestione porta ad un decremento del float.

Quindi vi starete chiedendo: “ah, allora Buffett è diventato ricco con l’aumento del float delle sue assicurazioni”.

Ancora meglio.

Il float può essere utilizzato per effettuare investimenti nel frattempo che è depositato (tra il momento di versamento del premio e il pagamento degli indennizzi) nelle compagnie assicurative, ed è proprio quello che ha fatto Buffett.

In questo modo la holding d’investimenti di Warren Buffett, la Berkshire Hathaway, aveva un finanziatore ad un costo bassissimo. Anzi certe volte ci guadagnava a prendere in prestito questi capitali.

Quando Buffett prelevava per esempio 100 $ dal float per impiegarli nell’acquisito di azioni, dopo un periodo di tempo doveva restituire magari 95 $, perché gli indennizzi da saldare erano meno. Non solo non ha speso niente per farsi finanziare ma ha ottenuto un rendimento. Immaginate di prendere un prestito dalla banca di 100.000 € per i vostri investimenti e doverne restituire 95.000 €. Niente male!!!

Oltretutto, questi 5.000 € andranno a sommarsi ai rendimenti prodotti dagli investimenti.

In altri anni, ci saranno più indennizzi da pagare rispetto ai premi, ma il costo di questo finanziamento a lungo andare sarà molto basso.

In questo modo, Buffett ha potuto finanziare i suoi investimenti ad un costo bassissimo. Di seguito trovate una tabella che riassume dal 1990 al 2009 i rendimenti e costi del float della Berkshire:

Anno

Perdite assicurative (1) in milioni

Fondo cassa medio/float (2) in milioni

Costo approssimativo del rapporto tra 1 e 2

Rendimento annuo dei bond governativi

1990

26,65

1.637

1.63%

8.24%

1991

119,59

1.895

6.31%

7.40%

1992

108,96

2.290

4.76%

7.39%

1993

Profitto

2.624

Meno di zero

6.35%

1994

Profitto

3.056

Meno di zero

7.88%

1995

Profitto

3.607

Meno di zero

5.95%

1996

Profitto

6.702

Meno di zero

6.64%

1997

Profitto

7.093

Meno di zero

5.92%

1998

Profitto

22.762

Meno di zero

4.57%

1999

1.400

25.298

5.80%

6.20%

2000

1.715

27.871

6.00%

5.19%

2001

4.067

35.508

12.80%

5.7%

2002

411

41.224

1.00%

4.8%

2003

Profitto

44.220

Meno di zero

5.0%

2004

Profitto

46.094

Meno di zero

4.8%

2005

Profitto

49.287

Meno di zero

4.6%

2006

Profitto

50.887

Meno di zero

4.8%

2007

Profitto

58.698

Meno di zero

4.5%

2008

Profitto

58.488

Meno di zero

3.1%

2009

Profitto

61.911

Meno di zero

3.8%

Fonte: “I grandi investitori” di Glen Arnold, (2010) capitolo 3.

Da questi dati possiamo comprendere meglio la strategia di Buffett.

Per esempio nel 2009:

  • I premi incassati sono stati superiori agli indennizzi pagati (colonna: Perdite assicurative (1) in milioni) e quindi hanno generato un profitto.
  • Nella seconda colonna vediamo come il float sia cresciuto a quasi 62 miliardi, rispetto agli 1.6 miliardi del 1990, quindi Buffett ha avuto più capitale da utilizzare per finanziare le sue operazioni.
  • Nella terza colonna, il costo del finanziamento dalle assicurazioni è stato a volto sotto lo zero per cento (ossia ogni 100 preso ha restituito meno).
  • Nell’ultima abbiamo il tasso dei titoli di stato americani. Notiamo come Buffett si sia finanziato ad un costo inferiore a quello del governo (che solitamente viene considerato più sicuro e più basso rispetto ad un privato).

Ovviamente per avere un giusto equilibrio tra indennizzi pagati e premi incassati è necessario che le compagnie assicurative sia molto diligenti nel ponderare i rischi nel vendere le polizze. Il vecchio Warren sottolinea molto questo aspetto, tanto da ripeterlo spesso anche nelle use lettere agli azionisti, come quella del 2013, dove illustra i 4 requisiti necessari per gestire in maniera ottimale un’assicurazione.

In particolare le società di Buffett, per limitare gli indennizzi, non hanno sottoscritto per lunghi periodi quando i premi erano troppo bassi, non hanno fatto guerre di prezzo con i concorrenti e hanno avviato politiche di riassicurazione con altre compagnie.

Cosa possiamo imparare da questa storia?

Beh, sarà difficile per noi comprare un’assicurazione e iniziare a fare come il buon vecchio Buffett.

Ma……

Quando lessi questa storia mi venne in mente un paragone.

Guardare le assicurazioni come delle opzioni. Vendere un’opzione è come vendere un’assicurazione.

  • Incassi un premio e devi pagare solo se succede un certo evento (l’opzione va in the money).
  • Se non avviene l’evento mi tengo il premio come fa l’assicurazione.
  • Devo vendere le opzioni con disciplina e attenzione, ponderando bene i rischi e magari comprando altre opzioni per limitare i rischi, come la riassicurazione.

Infatti, Buffett ha venduto diverse opzioni negli anni (ne abbiamo parlato in questo articolo qui).

Insomma, un ottimo modo per replicare in piccolo le strategie di Buffett.

Allora cosa ne dite? Conoscevate queta strategie di Buffett? Siete d’accordo anche voi su questo parallelismo tra assicurazioni e opzioni? Fateci sapere cosa ne pensate.

Buone letture e alla prossima da Mattia Tasca 👋👋👋

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