I cicli delle materie prime secondo Jim Rogers

In molti dei suoi scritti, Rogers ha illustrato un modello di ciclo dei mercati, quello tra le borse e le materie prime.

In questa serie di articoli abbiamo citato diverse volte Jim Rogers, investitore, analista e scrittore americano.

Spesso abbiamo parlato del settore in cui lui opera: le materie prime.

E su questo ha scritto molto, in particolare un libro Hot Commodities.

In molti dei suoi scritti, ha illustrato un modello di ciclo dei mercati, quello tra le borse e le materie prime.

Per Rogers esiste una correlazione di tipo negativo (cioè quando un bene sale di prezzo, un altro bene scende) tra i mercati azionari e quelli delle materie prime.

Per lui, ci sono periodi in cui le azioni salgono e le materie prime scendono di valore, e viceversa.

Sembra abbastanza interessante, ma come mai si sviluppano questi cicli vi starete chiedendo.

Beh, lo stesso Rogers non dà una spiegazione precisa, ma fornisce analisi comunque molto interessanti.

Quando i prezzi delle materie prime calano, le società, che hanno una parte dei propri costi in esse, spendono meno e quindi incrementano i profitti aziendali e il loro valore in Borsa. Viceversa, quando il prezzo delle materie prime aumenta, le società avranno maggiori costi e quindi meno profitti, e il loro valore diminuirà.

Questo modello secondo Rogers, funziona da più di un secolo e ogni singolo ciclo avrebbe una durata media di 18 anni.

Ovviamente vi starete chiedendo, ma come possiamo sfruttarlo?

In un libro che abbiamo recensito su questo blog (Guida per investire nell’oro e nell’argento), l’autore riprende questo modello di ciclo.

Anche secondo lui esiste una correlazione negativa tra le azioni e le materie prime. Illustra (con diversi grafici) come il valore delle quotazioni dei principali indici cambia radicalmente se rapportati al prezzo, per esempio, dell’oro.

Dividendo il prezzo di un indice per il prezzo di un’oncia d’oro, invece di rapportare solo con i dollari, i risultati sono completamente diversi.

Nel libro spiega come con questo processo si possa individuare dei punti di minimi e di massimo nei mercati azionari, per esempio mostra come i punti di massimo siano stati raggiunti nel 2000 con la famosa bolla di Internet.

L’autore è tanto convinto di questa teoria che racconta una storia. Bob e Paul, sono due persone nate nel 1903, e i loro genitori appena nati gli regalarono a ciascuno un’azione dell’indice Dow (a quei tempi era quotato a 30 punti). La storia si sviluppa con questi due investitori che si comportano in modo completamente differente, Bob manterrà la sua azione del Dow, lasciandola poi a sua figlia. Paul invece, vendette la sua azione del Dow e con l’incasso acquistò delle once d’oro per poi in un secondo momento venderle per riacquistare, con l’incasso avuto, azioni Dow; tutte queste transazioni di uscire dal Dow per entrare nell’oro e viceversa erano effettuate in base al rapporto tra il prezzo del Dow e dell’oro.

La fine della storia racconta che le figlie di questi investitori si sono confrontate nel 2008 per sapere quali rendimenti avevano ottenuto.

La figlia di Bob (che aveva mantenuto sempre le azioni del Dow), aveva avuto un rendimento del 39.900%

La figlia di Paul, in quel momento aveva venduto le sue azioni del Dow e aveva comprato 11.088 once d’oro, che quotavano a circa 1000$ ciascuna. Pari ad un valore di 11 milioni di $. Niente male.

Beh, qualcuno dirà: “ok Mattia, ma per ottenere risultati simili dobbiamo investire per almeno un secolo, non è un po’ esagerato?”.

Tranquilli, non è necessario investire per un così lungo tempo. Ma potete trarre un paio di lezioni da questa storia.

  1. Questo modello sembra reggere molto bene nel tempo. Pensate in un secolo dove ci sono state guerre mondiali, cambiamenti politici enormi, Internet e tanto altro, questo modello ha funzionato.
  2. Non vivremo 100 anni, ma potremo usare questo modello per capire in che punto del ciclo ci troviamo e magari bilanciare il proprio portafoglio su azioni e oro e ottenere maggiori guadagni nel tempo.

Insomma, un modello che non può mancare nella formazione di un creativo finanziario.

Tuttavia, ci tengo a sottolineare un elemento: molti esperti sostengono che questo modello non sia più valido o che gli orizzonti temporali dati da Rogers (media 18 anni per ogni ciclo) non siano più corretti. Negli ultimi anni si sono presentati molti fattori che potrebbero aver scombussolato i cicli.

Io vi dico una cosa.

Può anche essere che questo modello abbia avuto dei cambiamenti come dicono gli esperti, ma io un occhio sul rapporto tra gli indici azionari e il prezzo di un’oncia d’oro lo tengo più che volentieri per comprendere se siamo sui minimi o massimi.

Voi cosa ne pensate? Conoscevate questo modello? Pronti a tenere monitorati questi cicli?

Buoni investimenti e alla prossima da Mattia Tasca 👋👋👋

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1 commento su “I cicli delle materie prime secondo Jim Rogers”

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